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Finestra I
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La fine dell’italiano nel canton Uri*

Das traurige Ende einer Vision

Peter Hochstrasser
Attinghausen

Questa è la storia della triste fine di una visione. Il Canton Uri prese la decisione di far apprendere ai giovani l’italiano quale lingua del vicino il 2 maggio 1990. Era una decisione coraggiosa e controcorrente che voleva sottolineare la volontà di apertura verso sud per rinnovare antichi legami culturali ed economici. L’idea venne integrata in un concetto che considerava l’insieme dell’offerta linguistica nella scuola dell’obbligo.
Il progetto potè prendere avvio grazie in particolare anche al sostegno finanziario e agli esperti messi a disposizione da parte del Canton Ticino. I primi due obiettivi: creare un libro di testo intitolato “VersoSud” e formare gli insegnanti. In appositi corsi e attraverso soggiorni linguistici in Ticino e in Italia tutti i docenti della scuola elementare e parte dei docenti del secondario I poterono acquisire le competenze linguistiche e didattiche di base.
L’italiano veniva così introdotto nel 1994 a partire dalla quinta elementare, con una dotazione di due ore, un taglio didattico prevalentemente comunicativo e senza l’attribuzione di una valutazione finale. L’esperienza, non priva di problemi, soprattutto al riguardo della competenza linguistica degli insegnanti, incontrò i favori dei docenti di scuola elementare. Più difficoltoso fu l’avvio nel secondario I. Infatti fra i docenti non regnava consenso sia sul principio sia sull’approccio metodologico: la direzione del progetto, intimorita da certe resistenze, cercò di giocare al ribasso per evitare di inimicarsi gli insegnanti relegando l’italiano in una posizione marginale (solo 2 ore rispetto alle 4 del francese e la valutazione non determinante ai fini della promozione). Ben presto la realtà cominciò a presentare un’immagine a macchie di leopardo, con scuole molto attive e motivate affiancate ad altre dove l’italiano veniva ampiamente trascurato.
Grazie all’interesse di numerose scuole partner ticinesi, in questi anni a partire dal 1994 si è potuto sviluppare un intenso scambio che ha dato risultati notevoli sia in termini di motivazione degli allievi, sia in termini di reciproco arricchimento linguistico e culturale. Nel 2000 ben 20 classi di scuola elementare e 30 del secondario I hanno avuto un contatto con una classe partner in Ticino.
Ma ecco che in modo assai subitaneo il vento cambia: non più un caldo föhn da sud, ma una fredda bise da nord. E il tarlo comincia lavorare nella struttura del progetto. Nel 2000 il consiglio dell’educazione adatta il concetto per le lingue alle “nuove esigenze”, attribuendo maggior presenza all’inglese, ma il mutamento di rotta arriva con il cambio ai vertici del Dipartimento educazione: Hansruedi Stadler, sin dall’inizio promotore del progetto, lascia il posto a Josef Arnold, un insegnante (!) che non si è mai occupato dell’italiano. E’ l’inizio della fine. Le pressioni di alcune cerchie economiche e politiche vicine agli interessi zurighesi si intensificano e hanno ben presto il sopravvento sulle simpatie per l’italiano che continuano a caratterizzare gli atteggiamenti di allievi e genitori. La mancanza di una lobby a favore dell’italiano è evidente e le resistenze all”English only” svaniscono. Addirittura, chi cerca di difendere l’italiano viene tacciato di passatista e conservatore.
A posteriori è incredibile dover constatare il dilettantismo che ha caratterizzato la decisione a favore dell’inglese e contro l’italiano: il tutto è avvenuto in tempi brevissimi, senza la benché minima analisi dell’esperienza svolta e degli effetti culturali, politici ed economici che l’italiano avrebbe potuto avere. Un patrimonio già notevole di scambi con il Ticino, una chance, anche economica, di apertura verso sud, la valorizzazione di una dimensione culturale facente parte del retaggio storico del Canton Uri, ecco: tutto questo è stato più o meno cancellato con un colpo di spugna. A favore di che cosa? A favore di un’improbabile modernità e di una pesante sudditanza verso la centrale zurighese del potere economico.
Per intanto restano 3 ore di italiano nelle ultime due classi della scuola elementare, ma non hanno sbocchi nel secondario I e inoltre è già prevista l’introduzione dell’inglese a partire dalla terza elementare. Paradossalmente proprio questa prospettiva potrebbe aprire nuovi orizzonti per l’italiano: in futuro, una certa saturazione per l’inglese, potrebbe favorire un cambiamento nel secondario I a favore dell’italiano. Ma questa è musica del futuro. Intanto restano i cocci di una visione che aveva mosso i primi passi con successo e la speranza che il pendolo della storia non tardi a tornare indietro a far spirare di nuovo un vento caldo da sud. In fondo il seme è stato gettato e potrebbe di nuovo germogliare. (Gianni Ghisla)

 

Wiedereroberung
Vor Jahrhunderten waren die Urner ein kriegerisches Volk. Sie stiegen über den Gotthard und unterwarfen Teile des Tessins. Für lange Zeit waren sie die Herren, bis Napoleon die Dinge wieder richtete und die Tessiner vom Joch der Vögte befreite.
1990 sind die Urner wieder Richtung Süden aufgebrochen, diesmal in friedlicher Absicht und als Partner. Sie haben entschieden, die lingua del vicino zu lernen und mit den Menschen im Tessin als Partner Kontakte zu knüpfen: Italienisch wurde als Frühsprache an den Urner Schulen eingeführt.
Wie kam es dazu? An der Oberstufe (OST) unseres Kantons wurde, wie überall in der Deutschschweiz, auf eher behäbige Art und Weise Französisch gelehrt und gelernt, Englisch oder Italienisch konnten, wenn überhaupt, freiwillig im 9. Schuljahr belegt werden. Wie in andern Kantonen begann man auch hier über das Thema “Frühfranzösisch” nachzudenken. Doch da tauchte plötzlich eine neue Idee auf, welche die Diskussion schlagartig belebte: Warum nicht zuerst Italienisch statt Französisch lernen? “Lerne die Sprache des Nachbarn!” fordert der Europarat. Am 2. Mai 1990 geschah das Unerwartete: Der Erziehungsrat beschloss, Italienisch als erste Fremdsprache an den Urner Schulen einzuführen.

Gesamtsprachenkonzept 1990
Italienisch wurde aber nicht isoliert in die Schullandschaft gestellt, sondern wurde eingebettet in ein Gesamtsprachenkonzept, das in unserem Land seinesgleichen suchte. Die Jugendlichen bekamen die Möglichkeit, die beiden Landessprachen wie auch Englisch als obligatorische Fächer zu besuchen.

Gesamtsprachenkonzept Uri 1990
1. Klasse Deutsch (Muttersprache)
5. Klasse Italienisch
7. Klasse Französisch (nur Sek und Gym)
9. Klasse Englisch


Die ersten vier Schuljahre sollten der Pflege der Muttersprache vorbehalten sein. Im fünften Jahr setzte Italienisch mit zwei Wochenlektionen ein. Ab der 7. Klasse wurde dann Französisch unterrichtet (4 Lektionen), Italienisch blieb obligatorisches Fach (2 Lektionen). Dass Französisch an der Sekundarschule Hauptfremdsprache blieb, war eine Konzession an die Bildungsregion Zentralschweiz, wo Französisch in allen Kantonen weiterhin einzige obligatorische Fremdsprache war. Die Urner SchülerInnen hatten so allerdings zwei Fliegen auf einen Schlag: Mit Französisch blieben sie gegenüber Jugendlichen aus andern Kantonen konkurrenzfähig, darüber hinaus hatten sie noch als Mehrwert Italienisch.
Doch die Urner SchülerInnen kamen noch in den Genuss eines weiteren Privilegs: auch Englisch wurde mit dem 90er Konzept obligatorisch, zwar nur für ein Jahr (3 Lektionen), aber für alle SchülerInnen der Oberstufe!
Dieses weitsichtige Konzept und der Erfolg des Projekts sind eng mit dem Namen eines Mannes verbunden, der mit der politischen Vision angetreten war, ein festes Band von menschlichen und kulturellen Kontakten über den Gotthard zu knüpfen: Dr. Hansruedi Stadler, Regierungsrat und Erziehungsdirektor des Kantons Uri von 1988 - 2000.


Das Projekt Italienisch – wie geht das?
Uri hatte einen mutigen Schritt getan. Ein Wagnis vielleicht, denn weit und breit war (damals noch) kein Kanton in Sicht, der in der gleichen Situation gewesen wäre. Unter der Lehrerschaft war kaum jemand, der mehr als ein bisschen Pizza-Italienisch sprach. Und womit sollte im Unterricht gearbeitet werden? Es gab nichts Geeignetes für die Zielstufen, gar nichts.
Man musste also fast überall bei Null beginnen. Würde der kleine Kanton einen solchen Kraftakt personell und finanziell schaffen? Ein Glücksfall war, dass der Kanton Tessin die Absichten des kleinen Bruders oltre Gottardo mit grossem Wohlwollen und zunehmendem Interesse zur Kenntnis nahm. Er unterstützte Uri mit einer grosszügigen Finanzspritze und stellte Fachleute für die Projektorganisation, die Ausbildung und die Ausarbeitung des Primarschullehrmittels VersoSud zur Verfügung. [...]

* Revidierte Fassung eines Beitrags, der im Bulletin vals-asla, Nr. 73, 2001, p. 155-162, unter dem Titel “Chronologie eines Experimentes - L'italiano nel canton Uri” erschienen ist.

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Updated 10.12.02