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RIVISTA
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Deutsch.ch:
Sprache, Literatur und Kultur in der Schweiz Sintesi degli articoli e autori |
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Sommario |
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Presentazione
Vorstellung Présentation |
Als vierte Nummer der Serie über
die Sprachen in der Schweiz hat dieses Heft die deutsche Sprache und Kultur
in der Schweiz zum Thema.
Quale quarto numero della serie sulle lingue
presenti in Svizzera, questo quaderno affronta il tema della lingua e
della cultura tedesca.
Comme quatrième volet de la série sur
les langues présentes en Suisse, ce cahier de Babylonia aborde
la langue et la culture allemande. |
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Editoriale
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Es
freut uns, heuer nicht nur den 10. Geburtstag von Babylonia feiern zu
können- wir werden in der letzten Nummer 2001 darauf zurückkommen
-, es ist auch eine Genugtuung, den ersten Teil der Serie zu den Sprachen
und Kulturen in der Schweiz erfolgreich abzuschliessen. Auf die Nummer
zum Rätoromanischen (3/1998), folgten nämlich jene zum Französischen
(3/1999) und zum Italienischen (2/2000) und nun ist die deutsche Sprache
und Kultur an der Reihe.
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Quest'anno
Babylonia festeggia i primi dieci anni di esistenza e sull'evento torneremo
nell'ultimo numero dell'annata. Ma a farci piacere c'è anche il
fatto di portare a compimento la prima parte della serie di numeri dedicati
alle lingue e le culture presenti in Svizzera. Al numero sul romancio
(3/1998) hanno fatto seguito quelli sul francese (3/1999) e sull'italiano
(2/2000). Ora è il turno della lingua e della cultura tedesca.
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Nous
sommes particulièrement heureux, cette année, non seulement
de fêter le 10ème anniversaire de Babylonia (de moins en
moins baby, donc!) - nous reviendrons prochainement sur ce périple
-, mais aussi de conclure la première partie de notre série
sur les langues et cultures en Suisse. Ainsi, après des numéros
sur le romanche (3/1998), puis sur le français (3/1999) et l'italien
(2/2000), c'est à présent au tour de la langue et de la
culture allemandes d'être placées au centre de notre intérêt.
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Quest
onn festivescha Babylonia ils emprims diesch onns d'existenza - nus vegnin
a returnar a quest eveniment en in davos numer da questa annada. Mo quai
che fa a nus spezial plaschair e da pudair concluder l'emprima part da
la seria da numers didactics davart las linguas e las culturas svizras.
Suenter il numer davart il rumantsch (3/1998) è vegnds publitgads
ils numers davart il franzos (3/1999) e davart il talian (2/2000). Ed
uss è damai en roda la lingua e cultura tudestga.
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Articoli Beiträge Articles |
On ne parle pas l'allemand en Suisse Jacques Pilet Non si parla tedesco in Svizzera! Questa è la constatazione
realista, non priva di qualche risvolto amaro, che Jacques Pilet ci propone,
invitandoci nel suo osservatorio privilegiato ad assistere al costante
declino della lingua tedesca (lo "Hochdeutsch") nella comunicazione orale,
vieppiù sostituito, e a tutti i livelli, dallo "schwyzerdütsch",
come mezzo di identificazione e di formazione ideologica di un modello
elvetico, come strumento di potere e di protezione verso l'esterno. Jacques Pilet est journaliste, directeur du développement Ringier SA.
Comment les Suisses allemands acquirent leur langue Anton Näf Zweimal bestand für das Gebiet der heutigen Schweiz
die Gelegenheit, zu einer einheitlichen Landessprache zu kommen: um die
Zeitenwende durch das Keltische der Helvetier und im Frühmittelalter
durch das lokal gefärbte Latein ("Galloromanisch") ihrer unterdessen
romanisierten Nachkommen. Diese Perspektive wurde aber in der Folge dadurch
hinfällig, dass die von Norden her einwandernden Alemannen einen
Keil zwischen die romanisch verbliebenen Sprachregionen trieben und diese
damit gewisser-massen "marginalisierten". Anton Näf est depuis 1985 professeur ordinaire de linguistique allemande à l'Université de Neuchâtel / Suisse.
Sonderfall oder nicht - das ist die Frage Walter Haas Il rapporto tra la lingua standard (lo "Hochdeutsch") e il dialetto che si ritrova nella Svizzera tedesca è atipico per le nazioni industrializzate moderne. E' trascorso mezzo secolo da quando Ferguson ha coniato il termine "diglossia" per questa situazione, illustrata attraverso gli esempi della Grecia, di Haiti, dei paesi arabi e appunto della Svizzera tedesca. L'articolo illustra la tesi secondo cui l'appariscenza di questo concetto relativamente nuovo abbia intorbidito la visione degli storici della lingua per l'evoluzione della lingua nella Svizzera tedesca. Ulteriori malintesi sarebbero derivati dall'idea che il tedesco standard si sia sviluppato direttamente dalle parlate orali, sulle cui origini sussiste disaccordo, ma che comunque vengono collocate molto lontano rispetto ai limiti interni del territorio germanico. In questo modo gli stessi svizzero-tedeschi si sono convinti che la lingua standard fosse una lingua importata o addirittura imposta. A detta dell'autore si tratta di un'opinione insostenibile sia linguisticamente che storicamente e il suo superamento potrebbe aiutare gli svizzero-tedeschi a rivedere il proprio rapporto con la lingua standard. Walter Haas ist seit 1986 Professor für Deutsche Sprachwissenschaft an der Universität Freiburg/Schweiz, zahlreiche Veröffentlichungen zur Sprachsituation in der Schweiz.
Schweizerhochdeutsch: kein minderwertiges Hochdeutsch! Hans Bickel Fino a tempi recenti il tedesco standard passava per essere una lingua unitaria senza particolarità regionali. La nuova ricerca sociolinguistica ha tuttavia mostrato che l'idea di un tedesco standard rigorosamente unitario è un'invenzione. Anche il tedesco standard annovera considerevoli variazioni legate alla distribuzione su diversi centri nazionali. Da questo punto di vista, la lingua standard svizzero-tedesca non è una lingua inferiore o impura, quanto piuttosto una varietà nazionale. Gli esempi per le caratteristiche del tedesco svizzero non mancano a tutti i livelli, dalla pronuncia alla scrittura, dalla flessione alla formazione delle parole, dal lessico alla pragmatica. Le peculiarità nazionali e regionali sono una parte integrale del tedesco standard. Appena si parla tedesco, si rivela la propria provenienza regionale. E' pertanto auspicabile che in Svizzera si crei una maggior consapevolezza del fatto che il tedesco standard svizzero è una variante nazionale con pari dignità rispetto alle altre, che va utilizzato senza timori riverenziali nei rapporti con i germanici e gli austriaci. Hans Bickel, geboren 1957, ist Leiter der schweizerischen Arbeitsstelle des trinationalen Forschungsprojektes ãWörterbuch Nationale Varianten der deutschen Standardsprache" am Deutschen Seminar der Universität Basel. Er war 1984/85 Lehrer für Deutsch als Fremdsprache am Liceo Lugano 2, anschliessend Mitarbeiter am Projekt ãSprachen in der Schweiz" innerhalb des Nationalen Forschungsprogramms 21, Lektor für empirische Sprachforschung an der Universität Basel, und, nach einem Forschungsaufenthalt an der Purdue University/USA, Assistent am Deutschen Seminar der Universität Basel und Mitarbeiter am Sprachatlas der deutschen Schweiz.
"Bahnhofbuffet Olten", Schriftdeutsch und Englisch Jürg Niederhauser En observant les médias et le domaine public en
Suisse alémannique on rencontre de temps en temps des contributions
qui s'occupent des questions langagières ou de la politique langagière.
Mais des questions langagières ne sont pas un thème central
pour le domaine public en Suisse alémanique. Les débats
sur la culture de la langue allemande tournent autour de deux grands thèmes:
un thème Suisse (l'enseignement des langues en Suisse plurilingue)
et un thème Suisse alémanique (l'allemand des Suisses).
Trois aspects de l'allemand en Suisse alémanique sont souvent discutés:
les particularités de l'allemand en Suisse alémanique comparé
avec l'allemand en Allemagne, la relation entre l'usage des dialectes
et du bon allemand en parlant et le développement des dialectes. Jürg Niederhauser war als Sprachwissenschaftler am Institut für Germanistik der Universität Bern tätig und ist zur Zeit Oberassistent für allgemeine Sprachwissenschaft an der Universität Basel. Neben seinen wissenschaftlichen Publikationen publiziert er auch regelmässig in Zeitungen und Zeitschriften über sprachliche Fragen. Er ist auch Vorstandsmitglied des SVDS.
Hüäru Güät Hanspeter von Flüe-Fleck Le rappresentazioni che gli svizzero-tedeschi hanno del loro e dei dialetti altrui sono una dimensione difficile da afferrare scientificamente. Facendo capo ad estratti autentici di articoli di giornale e a lettere ai giornali, in questo contributo si cerca di mettere a fuoco il concetto di sé e degli altri che gli svizzero-tedeschi hanno al riguardo. Al centro dell'attenzione vi sono quelle situazioni che suscitano un dibattito pubblico sulle rappresentazioni relative al dialetto e il modo di reagire degli interessati. Hanspeter von Flüe-Fleck, Dr. phil., arbeitete von 1985 bis 2000 als Sprachwissenschaftler an den Universitäten Neuenburg und Freiburg, heute Ausbildungschef beim Schweizerischen Polizei-Institut in Neuenburg, seit 1993 Mitglied des Redaktionskomitees von Babylonia und Herausgeber der vorliegenden Nummer zum Deutschen in der Schweiz.
Zur aktuellen Situation des Deutschen im französischen Sprachgebiet Judith Gut Il tedesco non è solo la lingua parlata dalla maggioranza della popolazione svizzera; gli svizzero tedeschi costituiscono anche fuori del loro territorio la minoranza linguistica più cospicua. Questo contributo fornisce, sulla base dei risultati del censimento del 1990, un quadro della situazione del tedesco nella Svizzera romanda. Vengono considerati sia gli aspetti quantitativi (quante persone di lingua madre tedesca vivono in Romandia? Chi sono?) sia l'importanza dell'uso del buon tedesco rispetto a quello del dialetto svizzero tedesco nell'ambito famigliare, professionale e scolastico, sempre nella regione di lingua francese. Judith Gut ist Assistentin am Lehrstuhl für deutsche Sprachwissenschaft der Universität Genf. Forschungsschwerpunkte: Schweizerische Sprachsituation, Frühneuhochdeutsch in der Schweiz, Historiographie der Sprachwissen-schaft.
Deutschunterricht und Deutsch-lehrwerke in der Westschweiz und im Tessin Peter Lenz En 1998 les Directeurs de l'instruction publique de la
Suisse romande se sont mis d'accord sur une introduction coordonnée
de nouveaux moyens d'enseignement de l'allemand dans l'école obligatoire,
pour la rentrée de l'année scolaire 2001/2002 au plus tard.
Cette contribution donne un aperçu de la situation actuelle et
des mesures envisagées dans les différents cantons. Peter Lenz hat Philosophie, Germanistik und Englische Linguistik studiert. Seit 1990 ist er Lektor für Deutsch als Fremdsprache am Lern- und Forschungszentrum Fremdsprachen der Universität Freiburg. Zwischen 1993 und 1998 war er Stellvertreter von Günther Schneider (Freiburg) in der Groupe d'étude Langue II (4 à 9), welche mit der Auswahl der neuen Deutschlehrwerke für die Westschweiz betraut war.
"Wenn ich nur mit Bernern bin, dann fühle ich mich verloren" Elisabeth Winiger Cet article commente les réponses à un questionnaire présenté aux participants à un cours de Bernois (dialecte alémanique) dispensé par le département de linguistique appliquée de l'Université de Berne (semestre d'hiver 2000/2001). Les personnes, pour la plupart arrivées à Berne depuis peu et étonnées par la grande présence du dialecte, ressentent le besoin de se familiariser avec le Bernois, pour pouvoir participer à la vie sociale (pauses, sorties) et professionnelle (travaux de groupe, anamnèses pour des médecins, etc.). L'investissement en temps étant relativement petit (13 leçons de 90 minutes), on peut se demander si les participants apprennent réellement quelque chose. Les résultats du questionnaire montrent que l'évaluation par les personnes concernées est positive. Tous affirment avoir augmenté leur compréhension du dialecte de façon sensible. Plusieurs hypothèses sont émises pour expliquer ce succès. Parmi les raisons énumérées, on peut citer: la grande quantité d'inputs reçus entre les leçons; le fait qu'il s'agit d'un cours suivi par un public universitaire relativement homogène, habitué à apprendre des langues vivantes et ayant de bonnes connaissances d'allemand standard; ou encore le fait que le cours montre les parallélismes avec l'allemand standard, permettant le transfert positif. Avec un investissement minimal, les participants ont ainsi pu, selon leur dire, améliorer leur intégration sociale et professionnelle. Elisabeth Winiger ist Lektorin für Deutsch als Fremdsprache an der Abteilung für angewandte Linguistik des Instituts für Sprachwissenschaft der Universität Bern.
Warum nicht mal Schweizerdeutsch im DaF-Unterricht? Barbara Feuz La situation linguistique en Suisse alémanique est vécue comme difficile et frustrante par les personnes de langue étrangère, car elles sont confrontées à un dialecte, dans un domaine de communication orale, qui en partie se différencie fortement de l'allemand appris. Les préjugés existant à l'encontre du dialecte peuvent être diminués par une introduction au suisse allemand. Celle-ci pourrait être faite dans le cadre de l'enseignement DaF. Dans la pratique, une série d'une douzaine de cours de 15 à 20 minutes traitant un thème de la vie quotidienne (paiements/nombres, prix, au restaurant, chant etc) a fait ses preuves. Divers exercices d'écoute y prennent une place centrale. La comparaison des langues est importante. Par celle-ci, on peut démontrer que des règles et principes généraux simples permettent de déduire le dialecte en partant de l'allemand, et inversément. Barbara Feuz ist diplomierte Erwachsenenbildnerin. Schwerpunkte in ihrer Tätigkeit: Dozentin für Kommunikation und Selbstmanagement an der Privaten Hochschule für Wirtschaft PHW in Bern, Seminarleiterin in der Ausbildung für Ausbildende (AdA) der Klubschule Aare und seit 1997 Kursleiterin für Berndeutsch an der Universität Bern. Sie ist Autorin des Lehrmittels "Bärndütsch. Ein Lehrgang für Ausländer und Nicht-Deutschschweizer" (s. Bibliografie).
Être contemporain, c'est possible! Daniel Rothenbühler Wer zeitgenössische Schweizer Literatur im Deutschunterricht liest, muss Texte wählen, die über die Schweiz hinaus auch für die gesamte deutschsprachige Literatur repräsentativ sind. Deshalb wird immer wieder auf die Klassiker der fünfziger und sechziger Jahre zurückgegriffen: Frisch, Dürrenmatt, Bichsel. Statt vom Namen einzelner Autoren, könnte man bei der Frage der Repräsentanz aber auch von einem Thema ausgehen, das in gut rezipierten (und erschwinglichen) Büchern jüngeren Datums öfters wiederkehrt, für die Gegenwart und die letzten dreissig Jahre typisch ist und die jüngeren Leserinnen und Leser anspricht. Ein solches Thema ist die Krise der Kleinfamilie, die bis in die sechziger Jahre Bestand hatte und heute in Auflösung begriffen ist. Zoé Jennys Blütenstaubzimmer, Hanna Johansens Kurnovelle, Markus Werners Festland und Claudia Storz' Quitten mit Salz erlauben es, unterschiedliche Aspekte dieser Krise aus verschiedenen Perspektiven anzugehen. In Klaus Merz' Jakob schläft findet sich der Zweifel am herkömmmlichen Familienmodell selbst noch im Blick auf eine im Unglück zusammengschweisste Familiengemeinschaft aus den Fünfzigerjahren. Daniel Rothenbühler est né à Porrentruy et a fait sa scolarité à Frutigen et à Bienne. Après des études de langues et littératures allemandes et françaises à Heidelberg et à Berne, il a fait sa thèse de doctorat à Berne sur la première édition de Der grüne Heinrich de Gottfried Keller. Vivant aujourd'hui à Lausanne avec sa femme et sa fille, il enseigne l'allemand au Gymnasium Köniz près de Berne, écrit des critiques littéraires pour le Tages-Anzeiger et est membre du comité de rédaction de la revue annuelle Feuxcroisés.
Deutsch im Bündnerromanischen Clau Solèr Le rétoromanche aux Grisons, dès le Moyen-Age en contact avec l'allemand au nord et par l'immigration des Walser à l'intérieur, et avec l'italien au sud, est une langue minoritaire, divisée en cinq idiomes écrits et unifiée seulement depuis 1982 avec le rumantsch grischun. Tandis que l'influence italienne diminue depuis 1900, l'allemand, l'alémanique parlé et le standard à l'école, pénètre directement dans les régions romanches et dans la vie quotidienne (famille, profession et médias). Le contact permanent avec des influences au niveau phonétique, lexical et syntactique s'intensifie et remplace lentement même le système romanche et conduira à une symbiose mentale de l'allemand et du romanche approprié. Clau Solèr Dr. phil., 12 Jahre rtr. Dialektforschung im Feld, 10 Jahre Linguist bei der Lia Rumantscha. Seit 1986 Dozent für romanische Sprache und Literatur an der Universität Genf (50%) und Sprachbeauftragter beim rtr. Radio in Chur.
Sonnenstube e Mari del Sud Renato Martinoni Die Präsenz der deutschsprachigen Kultur in der italienischen
Schweiz ist sehr stark. Kunstmaler, Gelehrte, Schriftsteller haben häufig
auf der Alpen-Südseite gelebt und gearbeitet und die Werke, die hier
entstanden sind, haben manchmal einen engen Bezug zur Region, in der sie
zu Gast waren. Renato Martinoni, Prof. Dr. Phil. I, è dal
1992 ordinario di Letteratura italiana all'Università di San Gallo.
Ha insegnato nelle Università di Zurigo, Losanna e Venezia. Scrittore
(il suo romanzo Sentieri di vetro, Venezia, 1998, ha avuto il Premio "Schiller";
recentemente è uscita a Zagabria la versione croata dei suoi Dialoghi
eretici), ha pubblicato parecchi libri, fra cui Buchi nella sabbia e pagine
invisibili. Poesie e prose di Ernesto Ragazzoni, con prefazione di Sebastiano
Vassalli, Torino, Einaudi, 2000. |
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